cartella clinica elettronica

Cartella clinica elettronica: normativa italiana e obblighi

La cartella clinica è il documento fondamentale dell’attività sanitaria: raccoglie la storia del paziente, le diagnosi, i trattamenti, gli esiti. Per decenni è stata un fascicolo cartaceo custodito in archivio. Oggi, la transizione alla cartella clinica elettronica (CCE) non è più una questione di modernizzazione tecnologica, ma un passaggio che coinvolge obblighi normativi, requisiti di sicurezza e responsabilità legali precise. Comprendere cosa dice la legge — e cosa richiede concretamente — è il primo passo per adottare una CCE in modo corretto e conforme.

Perché la normativa sulla cartella clinica elettronica è un tema critico

La cartella clinica è un atto pubblico di fede privilegiata quando compilata da un medico dipendente di una struttura pubblica, e una scrittura privata quando redatta da un libero professionista o in una struttura privata. In entrambi i casi, ha un valore probatorio rilevante: in sede di contenzioso, è il documento che dimostra cosa è stato fatto al paziente, quando, come e da chi.

Questo significa che passare dalla cartella cartacea a quella elettronica non è semplicemente sostituire la carta con un file. Ogni aspetto della cartella digitale — come viene creata, modificata, firmata, conservata — deve garantire lo stesso livello di affidabilità, integrità e immodificabilità che la legge richiede alla cartella cartacea.

Il problema è che molti studi medici e poliambulatori hanno adottato soluzioni digitali parziali: file Word salvati su un computer, fogli Excel condivisi, PDF senza firma digitale, sistemi senza tracciamento delle modifiche. Queste soluzioni non costituiscono una cartella clinica elettronica a norma e, in caso di verifica o di contenzioso, possono risultare prive di valore probatorio.

La normativa italiana non impone ancora un obbligo generalizzato di adozione della CCE per tutte le strutture private. Tuttavia, quando uno studio decide di utilizzare una cartella clinica in formato digitale, questa deve rispettare requisiti precisi — altrimenti è preferibile, dal punto di vista legale, continuare con la carta.

Come orientarsi nella normativa sulla cartella clinica elettronica

1. Definizione legale: cos’è la cartella clinica elettronica

La cartella clinica è definita dalla giurisprudenza come il documento in cui il medico annota cronologicamente le condizioni del paziente, gli atti diagnostici e terapeutici praticati, il decorso della malattia e gli esiti. Non esiste una legge unica che la disciplini in modo organico: la normativa si ricava da una combinazione di fonti.

Le principali sono:

  • Codice Civile (artt. 2699-2702): disciplina il valore probatorio degli atti pubblici e delle scritture private.
  • Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005): equipara il documento informatico a quello cartaceo, a condizione che rispetti determinati requisiti di forma.
  • Linee Guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici: definiscono i requisiti tecnici per la validità dei documenti digitali.
  • DPCM 3 dicembre 2013: stabilisce le regole tecniche per il protocollo informatico.
  • Regolamento eIDAS (Reg. UE 910/2014): disciplina le firme elettroniche e il loro valore giuridico a livello europeo.
  • GDPR (Reg. UE 679/2016): impone la protezione dei dati personali sanitari, classificati come dati particolari (ex sensibili).

La cartella clinica elettronica è quindi un documento informatico che, per avere pieno valore legale, deve essere formato, firmato e conservato secondo le regole del CAD e delle Linee Guida AgID.

2. Differenze tra CCE, cartella informatizzata e FSE

Tre concetti spesso confusi che indicano cose molto diverse:

  • Cartella clinica elettronica (CCE): è il documento digitale nativo che sostituisce la cartella cartacea. Viene creata, compilata e firmata interamente in formato elettronico. Ha valore legale autonomo se rispetta i requisiti normativi.
  • Cartella clinica informatizzata: è la digitalizzazione (scansione) di una cartella cartacea esistente. Il documento originale resta quello cartaceo; la versione digitale è una copia a fini di consultazione, priva di valore sostitutivo a meno che non venga sottoposta a un processo di conservazione sostitutiva formale.
  • Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): è l’insieme dei documenti sanitari relativi a un paziente generati da diverse strutture, raccolti in un unico sistema regionale o nazionale. Il FSE non è una cartella clinica: è un contenitore che aggrega documenti provenienti da più fonti. La singola struttura alimenta il FSE trasmettendo i propri documenti, ma non gestisce il FSE nel suo complesso.

Questa distinzione è fondamentale: adottare una CCE a norma è responsabilità della singola struttura; il FSE è un’infrastruttura pubblica a cui la struttura contribuisce.

3. Requisiti minimi per una cartella clinica elettronica valida

Perché una CCE abbia pieno valore probatorio, deve soddisfare i seguenti requisiti:

Integrità e immodificabilità. Il contenuto della cartella non può essere alterato senza che la modifica sia rilevabile. In pratica, questo richiede un sistema di versionamento che conservi ogni versione precedente del documento e registri chi ha fatto cosa e quando. La cancellazione o la sovrascrittura non tracciata di informazioni cliniche è una violazione grave.

Identificazione dell’autore. Ogni annotazione nella cartella deve essere riconducibile a un professionista identificato. La firma digitale — qualificata o avanzata ai sensi del Regolamento eIDAS — è lo strumento che garantisce questa identificazione. Un documento senza firma digitale è assimilabile a un documento non firmato: ha un valore probatorio ridotto.

Completezza e cronologia. La cartella deve registrare in ordine cronologico tutte le attività cliniche rilevanti. L’omissione di informazioni significative o la mancanza di date e orari può essere contestata in sede giudiziaria.

Riservatezza e sicurezza. I dati sanitari sono dati particolari ai sensi del GDPR. La cartella elettronica deve essere protetta da misure di sicurezza adeguate: controllo degli accessi, crittografia, log degli accessi, backup. La violazione di queste misure può comportare sanzioni amministrative significative.

Conservazione a norma. La cartella clinica deve essere conservata secondo le regole AgID per la conservazione dei documenti informatici, in modo da garantire leggibilità, reperibilità e integrità nel lungo periodo. Per le cartelle cliniche, la conservazione è a tempo illimitato.

4. Valore probatorio della CCE

Il valore probatorio della cartella clinica elettronica dipende direttamente dal rispetto dei requisiti sopra elencati. In particolare:

  • Una CCE firmata digitalmente con firma qualificata ha il valore di scrittura privata (per le strutture private) ai sensi dell’art. 2702 del Codice Civile, con efficacia probatoria fino a querela di falso per quanto riguarda la provenienza delle dichiarazioni.
  • Una CCE senza firma digitale, o firmata con firma semplice, ha un valore probatorio liberamente valutabile dal giudice — cioè molto più debole.
  • L’assenza di versionamento o la possibilità di modificare il documento senza traccia rende la CCE contestabile in sede giudiziaria: l’altra parte può sostenere che il contenuto è stato alterato dopo i fatti.

In altre parole, una CCE tecnicamente impeccabile ha lo stesso valore probatorio di una cartella cartacea ben tenuta. Una CCE con lacune tecniche può avere un valore inferiore anche rispetto alla carta.

5. Gli obblighi concreti per gli studi medici privati

Per uno studio medico privato o un poliambulatorio, la situazione attuale si riassume in questi punti:

  • Non esiste un obbligo di legge generalizzato di adozione della CCE per le strutture private. Lo studio può continuare a usare la cartella cartacea.
  • Se lo studio adotta la CCE, questa deve rispettare tutti i requisiti normativi sopra descritti. Non è ammessa una via di mezzo: una cartella digitale che non rispetta i requisiti è peggiore, dal punto di vista legale, di una cartella cartacea.
  • La trasmissione al FSE è un obbligo separato e progressivo, regolato da norme specifiche. Lo studio deve alimentare il FSE con i documenti pertinenti, ma la conformità della propria CCE interna è un prerequisito.
  • Il GDPR si applica pienamente ai dati contenuti nella CCE. Lo studio deve adottare misure tecniche e organizzative adeguate, documentare i trattamenti nel registro e garantire i diritti degli interessati (accesso, rettifica, portabilità).

Come DBMedica garantisce una cartella clinica elettronica conforme

Implementare una CCE che soddisfi tutti i requisiti normativi richiede un software progettato fin dall’inizio per questo scopo — non un adattamento di un foglio elettronico o di un sistema documentale generico. Vediamo come DBMedica affronta ciascun requisito.

Crittografia a riposo e protezione dei dati

Le cartelle cliniche in DBMedica sono protette da crittografia a riposo: i dati sanitari sono cifrati nel database, garantendo la riservatezza anche in caso di accesso non autorizzato al supporto fisico. Il sistema implementa un controllo degli accessi granulare basato su oltre 55 permessi configurabili, che consentono di definire con precisione chi può visualizzare, modificare o firmare le cartelle cliniche di ciascun paziente.

Versionamento completo e integrità documentale

Ogni modifica a una cartella clinica genera una nuova versione con registrazione automatica di autore, data e ora. Le versioni precedenti restano consultabili e non possono essere cancellate o sovrascritte. Questo meccanismo di versionamento completo soddisfa il requisito di immodificabilità richiesto dalla normativa: qualsiasi alterazione è tracciata e verificabile, e lo storico completo del documento è sempre disponibile.

Firma digitale integrata

DBMedica integra la firma digitale in due modalità — firma grafometrica su tablet e firma remota HSM — direttamente nel flusso di compilazione della cartella. Il medico firma il documento al termine della compilazione senza uscire dal gestionale, senza software esterni e senza dispositivi aggiuntivi nel caso della firma remota. La firma conferisce al documento il valore probatorio richiesto dalla normativa e ne certifica la provenienza.

Integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico

Per le strutture che devono alimentare il FSE, DBMedica offre l’integrazione diretta con il Fascicolo Sanitario Elettronico, con supporto per l’invio automatico dei documenti e una modalità test per la validazione prima della messa in produzione. Questo consente allo studio di adempiere all’obbligo di trasmissione senza processi manuali aggiuntivi.

Modelli strutturati e compilazione guidata

DBMedica consente di creare modelli e template di cartella personalizzabili per specialità e tipologia di prestazione. Ogni modello definisce i campi obbligatori, la struttura delle sezioni e il formato del documento finale. La compilazione guidata riduce il rischio di omissioni e garantisce la completezza cronologica della documentazione clinica, uno dei requisiti essenziali per il valore probatorio della CCE.

Adotta una cartella clinica elettronica conforme alla normativa

La cartella clinica elettronica è un’opportunità concreta per migliorare l’organizzazione dello studio, la sicurezza dei dati e la qualità dell’assistenza — a patto che sia implementata nel rispetto della normativa. Richiedi una demo gratuita di DBMedica per verificare come il versionamento, la firma digitale, la crittografia e l’integrazione con il FSE possono garantire al tuo studio una CCE pienamente conforme e legalmente solida.

refertazione vocale

Refertazione vocale: come dettare i referti e velocizzare la documentazione clinica

La documentazione clinica è una delle attività più dispendiose nella routine quotidiana di un medico. Tra anamnesi, esami obiettivi, diagnosi e indicazioni terapeutiche, un professionista può dedicare alla scrittura dei referti un tempo paragonabile — e talvolta superiore — a quello impiegato per la visita stessa. La refertazione vocale rappresenta oggi la soluzione più concreta per restituire al medico il tempo che la tastiera gli sottrae.

Il peso della documentazione clinica sulla produttività dello studio

Chiunque gestisca un ambulatorio o un poliambulatorio conosce la scena: il medico termina la visita, il paziente esce e il professionista resta seduto davanti allo schermo per cinque, dieci, quindici minuti a compilare il referto. A fine giornata, dopo quindici o venti visite, il tempo trascorso a scrivere può superare le due ore.

Il problema non è solo quantitativo. La scrittura manuale dei referti incide su diversi aspetti critici della gestione dello studio:

  • Produttività ridotta: ogni minuto speso a scrivere è un minuto sottratto ai pazienti. In uno studio con agenda piena, questo si traduce in meno appuntamenti al giorno o in visite compresse che penalizzano la qualità del servizio.
  • Affaticamento del professionista: la digitazione prolungata è una causa nota di affaticamento fisico (sindrome del tunnel carpale, dolori cervicali) e mentale, specialmente nelle ore pomeridiane dopo una mattinata intensa.
  • Qualità dei referti variabile: quando il medico è sotto pressione temporale, i referti tendono a diventare più sintetici, meno strutturati e meno dettagliati. Un referto affrettato è un rischio sia clinico sia medico-legale.
  • Ritardi nella consegna: se il professionista accumula referti da completare a fine giornata o nei giorni successivi, i tempi di consegna si allungano e il paziente percepisce un servizio meno reattivo.
  • Collo di bottiglia per lo studio: in strutture con più professionisti, la documentazione è spesso il passaggio più lento dell’intera catena operativa — dalla visita alla firma, dalla firma alla consegna, dalla consegna alla fatturazione.

Per gli studi odontoiatrici, fisioterapici e polispecialistici il problema si amplifica: le cartelle cliniche richiedono aggiornamenti frequenti, la varietà delle prestazioni è elevata e il personale di segreteria non può sostituirsi al medico nella compilazione della documentazione clinica.

Come velocizzare la refertazione: strategie e strumenti

1. Adottare la dettatura vocale con riconoscimento del linguaggio medico

La refertazione vocale — ovvero la possibilità di dettare il referto a voce e ottenere un testo scritto in tempo reale — è la strategia con il maggiore impatto sulla velocità di produzione dei documenti clinici. Un medico parla mediamente tre-quattro volte più velocemente di quanto digiti: un referto che richiede dieci minuti di battitura può essere completato in due o tre minuti di dettatura.

Perché la dettatura vocale funzioni realmente in ambito sanitario, il sistema di riconoscimento deve possedere alcune caratteristiche fondamentali:

  • Comprendere la terminologia specialistica — nomi di farmaci, diagnosi ICD, procedure chirurgiche, acronimi e sigle mediche
  • Adattarsi alla voce del singolo professionista — con motori di speech-to-text che migliorano la precisione con l’uso continuativo
  • Supportare la punteggiatura vocale — il medico deve poter dettare “punto”, “virgola”, “a capo” senza interrompere il flusso naturale del discorso
  • Operare in tempo reale — il testo deve apparire mentre il medico parla, non dopo un’attesa di elaborazione

2. Integrare la dettatura nel flusso di lavoro clinico

La dettatura vocale è utile solo se il testo prodotto finisce direttamente nel referto, nella cartella clinica o nel documento sanitario — senza passaggi intermedi di copia e incolla. Un sistema di refertazione vocale efficace deve integrarsi con il software gestionale dello studio: il medico apre la cartella del paziente, attiva il microfono e detta. Il testo compare nel campo del referto. Nessun foglio intermedio, nessun file da importare, nessuna trascrizione da affidare a terzi.

3. Usare modelli e template strutturati

La dettatura vocale non sostituisce la struttura del documento. Un referto ben organizzato — con sezioni predefinite come anamnesi, esame obiettivo, diagnosi, piano terapeutico — resta fondamentale per la leggibilità, la coerenza e il valore medico-legale del documento. La strategia ideale combina template strutturati con la dettatura: il medico lavora all’interno di un modello predefinito e detta il contenuto di ogni sezione, ottenendo un documento completo, coerente e omogeneo rispetto agli standard della struttura.

4. Prevedere una fase rapida di revisione

Nessun sistema di riconoscimento vocale è perfetto al cento per cento. Una strategia efficace prevede una fase rapida di rilettura dopo la dettatura. I sistemi più evoluti evidenziano le parole con bassa confidenza di trascrizione, permettendo al medico di correggere solo i punti critici anziché rileggere l’intero documento. Questo passaggio richiede pochi secondi e garantisce l’accuratezza del referto finale.

5. Chiudere il ciclo: firma e distribuzione

Una volta completata la refertazione, il documento deve poter essere firmato digitalmente e inviato al paziente senza ulteriori passaggi manuali. La combinazione tra dettatura vocale, firma digitale e distribuzione automatica — via email, portale pazienti o Fascicolo Sanitario Elettronico — chiude il ciclo del referto in un unico flusso continuo, dalla voce del medico al dispositivo del paziente.

Come DBMedica velocizza la refertazione con la dettatura vocale

Le strategie descritte sono tanto più efficaci quanto più il software gestionale le supporta nativamente, eliminando passaggi manuali e integrazioni frammentarie. DBMedica offre un ecosistema completo per la produzione, la firma e la distribuzione dei referti — inclusa la refertazione vocale integrata direttamente nell’ambiente di lavoro del medico.

Refertazione vocale integrata nella cartella clinica

DBMedica include la funzionalità di refertazione vocale all’interno della cartella clinica. Il medico attiva la dettatura direttamente nel campo del referto, senza uscire dall’interfaccia del gestionale né aprire applicazioni esterne. Il riconoscimento vocale è ottimizzato per la terminologia medica italiana e supporta le specializzazioni più diffuse — dall’odontoiatria alla fisioterapia, dalla cardiologia alla dermatologia. Il testo compare in tempo reale e il medico può correggere o integrare il contenuto prima di salvare.

Modelli di cartella e referto personalizzabili

La refertazione vocale si integra con i modelli e template di cartella personalizzabili di DBMedica. Ogni struttura può definire i propri modelli per tipologia di visita — con sezioni preimpostate, campi obbligatori e layout coerente — e il medico detta il contenuto all’interno della struttura predefinita. Questo garantisce referti uniformi, completi e conformi agli standard interni, indipendentemente dal professionista che li compila.

Firma digitale immediata

Dopo la dettatura e la revisione, il referto può essere firmato con un solo clic grazie alla firma digitale integrata. DBMedica supporta sia la firma grafometrica (con tavoletta per la firma autografa elettronica avanzata) sia la firma remota HSM (con certificato digitale qualificato). Il referto firmato è legalmente valido e immediatamente pronto per la distribuzione.

Distribuzione automatica al paziente

Il referto firmato può essere inviato al paziente tramite email, reso disponibile sul portale pazienti per il download diretto, oppure trasmesso al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) — tutto dalla stessa schermata, senza esportazioni manuali. La catena dettatura → firma → consegna si completa in un unico flusso senza interruzioni.

Cartelle cliniche con crittografia e versionamento

Tutti i referti prodotti — che siano dettati vocalmente o scritti manualmente — sono protetti dalla crittografia a riposo e dal versionamento completo delle cartelle cliniche DBMedica. Ogni modifica è tracciata con data e autore, ogni versione precedente è recuperabile, e l’integrità del documento è garantita nel tempo. La condivisione tra medici consente ai colleghi autorizzati di accedere alla cartella del paziente senza compromettere la sicurezza del dato.

La refertazione vocale non è un lusso tecnologico riservato ai grandi ospedali: è uno strumento pratico che restituisce al medico il tempo necessario per concentrarsi sui pazienti. Se vuoi scoprire come la dettatura vocale di DBMedica può integrarsi nella routine quotidiana del tuo studio, richiedi una demo gratuita. Il nostro team ti mostrerà come configurare la refertazione vocale, i modelli di cartella e la firma digitale in una sessione dedicata alle esigenze della tua struttura.

gestionale studio radiologico

Come gestire uno studio radiologico: PACS, worklist e referti firmati

Lo studio radiologico vive all’incrocio tra tecnologia diagnostica e gestione sanitaria. Da un lato le macchine — TAC, risonanza, ecografia, radiografia — con i protocolli DICOM e i sistemi PACS. Dall’altro i pazienti, le agende, i referti, le firme, il Fascicolo Sanitario Elettronico. Il problema è che questi due mondi spesso non si parlano, e il personale finisce per fare da ponte manuale tra sistemi che dovrebbero essere integrati. In questa guida vediamo come organizzare uno studio radiologico e cosa deve fare il gestionale per unire i due mondi. Se stai già cercando il software, scopri il gestionale medico DBMedica.

Il problema: quando il gestionale e il PACS vivono separati

Chi lavora in un centro di diagnostica per immagini conosce il flusso quotidiano: il paziente arriva, viene registrato, esegue l’esame, le immagini finiscono nel PACS, il radiologo referta e il referto va firmato, consegnato al paziente e — sempre più spesso — inviato al Fascicolo Sanitario Elettronico. In teoria è lineare. In pratica, ogni passaggio è un punto di attrito.

  • La worklist va compilata a mano. In molti studi l’operatore inserisce di nuovo i dati del paziente e dell’esame nella worklist della macchina. A volumi alti significa errori di battitura, scambi di paziente, esami associati alla persona sbagliata.
  • Il referto vive in un sistema, le immagini in un altro. Il radiologo guarda le immagini sul viewer DICOM, scrive il referto altrove, poi qualcuno deve abbinare referto e immagini nella cartella del paziente. Ogni passaggio manuale è un punto di rottura.
  • La firma digitale è un collo di bottiglia. Il referto va firmato prima della consegna. Se la firma non è integrata nel gestionale, il radiologo esporta il documento, lo firma con un software esterno e lo reimporta. Con decine di referti al giorno, l’impatto è pesante.
  • Il FSE aggiunge un passaggio. Per le strutture obbligate, il referto firmato va trasmesso nel formato corretto al gateway nazionale. Senza integrazione, è un altro portale da presidiare.
  • L’agenda non conosce le macchine. Prenotare un esame non dipende solo dal medico: dipende dalla macchina, dalla preparazione richiesta al paziente e dalla durata dell’esame. Un’agenda generica non gestisce queste variabili.

Il risultato è che molti studi radiologici lavorano con tre o quattro software scollegati — gestionale, PACS, firma, FSE — e il personale fa da collante umano, con un costo in tempo, errori e frustrazione.

I requisiti di un gestionale per la radiologia

Uno studio radiologico non ha bisogno di un gestionale «che faccia anche la radiologia»: ha bisogno di un gestionale che si integri con l’ecosistema DICOM/PACS e che tenga insieme il flusso dalla prenotazione alla consegna del referto.

1. Integrazione con la worklist PACS/DICOM

Il requisito fondamentale: quando l’appuntamento è confermato, i dati del paziente e dell’esame devono arrivare alla macchina senza inserimento manuale. Questo significa:

  • protocollo di comunicazione standard (HL7 FHIR o DICOM Modality Worklist)
  • invio dei dati anagrafici e della richiesta d’esame alla consolle
  • errori di trascrizione azzerati

2. Viewer DICOM raggiungibile dal gestionale

Il radiologo deve accedere alle immagini direttamente dal gestionale, senza aprire un’applicazione a parte: un viewer DICOM raggiungibile con un click dalla cartella del paziente o dalla lista degli esami da refertare.

3. Refertazione con firma digitale integrata

Il flusso di refertazione deve essere continuo:

  • scrittura del referto nel gestionale, con modelli per tipo di esame
  • firma digitale immediata, con HSM remota per non dipendere dalla smart card fisica
  • PDF firmato generato e archiviato nella cartella del paziente

4. Invio al Fascicolo Sanitario Elettronico

Per le strutture obbligate, il gestionale deve gestire l’invio al FSE in modo trasparente: trasmissione del referto firmato al gateway nazionale, tracciamento dello stato dell’invio (riuscito, in errore, da riprovare) e una modalità test per validare il flusso prima della messa in produzione.

5. Agenda per macchine e sale diagnostiche

L’agenda deve gestire un calendario per ogni macchina (TAC, RM, ecografo, radiografico), una durata diversa a seconda dell’esame, la preparazione del paziente (digiuno, mezzo di contrasto) e l’occupazione delle apparecchiature, per non lasciarle ferme.

6. Fatturazione con gestione delle convenzioni

Il centro diagnostico lavora spesso in convenzione — SSN, fondi integrativi, assicurazioni, studi medici che inviano pazienti. Il gestionale deve fatturare verso l’ente convenzionato, tenere il conto dei crediti aperti per convenzione e preparare le fatture per l’invio al Sistema Tessera Sanitaria per la quota a carico del paziente.

Come DBMedica unisce gestionale e diagnostica per immagini

Lo studio radiologico ha bisogno di un gestionale che non sia un mondo a parte rispetto al PACS, ma che ci parli direttamente. DBMedica integra i sistemi PACS/DICOM tramite protocollo HL7 FHIR — una funzione nativa, non un modulo di terze parti.

Worklist PACS con invio dei dati alla macchina

DBMedica si collega al PACS dello studio tramite protocollo HL7 FHIR. Dalla configurazione si impostano l’URL del PACS, il token di accesso e i parametri del viewer DICOM. Con l’invio automatico alla worklist, i dati del paziente e dell’esame arrivano alle macchine nel momento in cui l’appuntamento viene registrato, senza che l’operatore li reinserisca sulle consolle.

Il risultato: zero errori di trascrizione, zero scambi di paziente, zero tempo speso a ricopiare dati.

Viewer DICOM a un click

Dalla cartella del paziente o dalla lista degli esami, il medico apre il viewer DICOM con un click. DBMedica consente di configurare il viewer con URL e credenziali dedicate: le immagini restano nel PACS, ma sono raggiungibili senza uscire dal gestionale.

Refertazione con modelli e firma HSM

DBMedica offre modelli di refertazione personalizzabili per tipo di esame, filtrabili per specializzazione e per medico. Il radiologo sceglie il modello, compila il referto e lo firma con firma digitale remota HSM — senza smart card, senza software aggiuntivo, dal gestionale. Il referto firmato viene generato in PDF, archiviato nella cartella e reso disponibile al paziente via email, dal portale pazienti o in stampa.

Fascicolo Sanitario Elettronico integrato

Per le strutture che aderiscono al FSE, DBMedica invia il referto firmato al gateway nazionale, traccia lo stato di ogni invio e offre una modalità test per validare il flusso prima della produzione. L’attivazione del FSE abilita la firma elettronica sui referti, così ogni documento inviato è firmato come richiede la normativa.

Agenda per le macchine diagnostiche

L’agenda multi-calendario di DBMedica crea un calendario per ogni macchina: TAC, risonanza, ecografo, radiografico. La ricerca automatica delle disponibilità trova il primo slot libero filtrando per tipo di esame, macchina e professionista, e le fasce orarie personalizzabili differenziano la durata degli slot per esame. I promemoria automatici via SMS ed email ricordano al paziente la preparazione necessaria e fanno calare i mancati appuntamenti.

Fatturazione e convenzioni

La fatturazione di DBMedica copre gli scenari del centro diagnostico:

  • fatturazione elettronica con invio allo SDI integrato
  • convenzioni con SSN, fondi integrativi, assicurazioni e studi medici invianti, con fatturazione verso l’ente
  • Sistema Tessera Sanitaria: le fatture idonee sono già selezionate e pronte per l’invio
  • report per convenzione con crediti aperti e fatturato
  • esportazioni contabili nei tracciati di Datev, TeamSystem, Profis, Buffetti, Seac e Ipsoa

Il gestionale che parla la lingua della radiologia

Se gestisci uno studio radiologico o un centro di diagnostica per immagini e cerchi un gestionale che si integri davvero con il tuo PACS — come flusso nativo, non come rattoppo — richiedi una demo gratuita di DBMedica. Ti mostriamo come l’integrazione worklist, la firma HSM e l’invio al FSE cambiano il flusso di lavoro quotidiano.

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