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Come gestire i crediti non riscossi nel tuo studio medico

Le fatture non pagate sono una delle perdite più silenziose nella gestione di uno studio medico. A differenza di un appuntamento mancato — evento visibile e immediato — i crediti insoluti si accumulano lentamente, spesso senza che lo studio abbia una visione chiara della loro entità reale. Solo quando ci si siede a fare i conti di fine trimestre si scopre che una quota significativa del fatturato è rimasta sulla carta. In questa guida vediamo come tenere sotto controllo i crediti non riscossi e trasformare il monitoraggio in una routine, non in una brutta sorpresa annuale.

Perché i crediti insoluti crescono senza essere visti

In uno studio medico la creazione del credito avviene spesso in momenti di fretta: la fattura viene emessa al termine della visita, ma il paziente non ha contante, promette di pagare tramite bonifico, oppure la prestazione è in convenzione e si attende un rimborso che tarda. La prestazione è registrata, ma il saldo rimane aperto.

Il problema non è la singola fattura non pagata: è la somma di decine di situazioni analoghe che si accumulano mese dopo mese senza un presidio sistematico. I segnali di una gestione dei crediti non strutturata sono facilmente riconoscibili:

  • Non si conosce il totale delle fatture non saldate senza fare una ricerca a mano.
  • I solleciti ai pazienti partono in modo informale, solo quando qualcuno se ne ricorda.
  • I crediti verso enti convenzionati (assicurazioni, fondi sanitari) non sono monitorati a parte.
  • A fine anno si scoprono fatture non pagate di mesi prima, quando recuperare il credito è molto più difficile.
  • Non esiste una regola condivisa su cosa fare con le fatture di importo minimo che non vale la pena inseguire.

Il risultato è un’agenda sempre piena ma un conto corrente che non riflette il fatturato nominale: la differenza tra i due è il credito insoluto latente.

Come gestire i crediti non riscossi: 5 mosse concrete

1. Avere sempre sott’occhio il totale delle fatture aperte

Il primo passo è sapere in ogni momento quante fatture non sono state saldate, per quale importo e da quanto tempo. Senza questa visione d’insieme, qualsiasi azione di recupero è reattiva invece che preventiva. Una buona abitudine è riservare un momento fisso — settimanale, o al massimo mensile — per scorrere l’elenco delle fatture aperte ordinate per data di emissione: le più vecchie meritano attenzione prioritaria.

2. Contattare il paziente entro 30 giorni dalla fattura non saldata

Il recupero del credito diventa molto più difficile al crescere del tempo trascorso. Un paziente contattato a tre settimane dalla visita si ricorda dell’appuntamento e del pagamento mancato; lo stesso paziente contattato a sei mesi spesso non ricorda nemmeno la prestazione. La comunicazione di sollecito dovrebbe essere professionale ma diretta — un messaggio che richiama la fattura aperta e indica come pagare — e mai punitiva: molti pazienti non hanno saldato semplicemente per dimenticanza.

3. Separare i crediti verso i pazienti da quelli verso gli enti

I crediti verso convenzioni, assicurazioni o fondi sanitari hanno logiche e tempi di recupero completamente diversi da quelli verso i pazienti privati. Mescolarli in un unico elenco rende difficile capire dove intervenire. Per i crediti verso gli enti è utile tracciare a parte la data di presentazione delle pratiche di rimborso, l’importo atteso e l’eventuale scarto ricevuto: molti rimborsi non arrivano perché la pratica è stata inviata con un errore formale mai corretto.

4. Definire una regola chiara per i crediti di piccolo importo

Inseguire una fattura da 15 euro con raccomandate e ore di lavoro della segreteria non è razionale. Ogni studio dovrebbe avere una soglia sotto la quale rinunciare al recupero e chiudere la posizione contabilmente, con lo strumento adeguato al caso concordato con il commercialista, senza ulteriori azioni. Questa decisione, presa una volta e formalizzata, evita di sprecare tempo e dà chiarezza ai conti: le fatture sotto soglia vengono chiuse invece di restare indefinitamente come crediti aperti che falsano il bilancio reale.

5. Incassare prima o durante la prestazione

La mossa più efficace per ridurre i crediti non riscossi è strutturale: eliminare la possibilità che si creino. Richiedere il pagamento al momento del check-in o della prenotazione — almeno per le prime visite — riduce molto la quota di fatture che restano aperte. Dove non è possibile, per esempio nelle prestazioni programmate in cicli o nelle convenzioni, definire un piano di pagamento con scadenze chiare è comunque meglio che lasciare il saldo «in sospeso» senza riferimenti temporali.

Come DBMedica ti aiuta a tenere i crediti sotto controllo

DBMedica è un software gestionale medico in cloud per studi e ambulatori che tiene su un unico sistema agenda, cartelle, fatturazione e incassi. Le mosse qui sopra — difficili da reggere a mano oltre un certo volume — diventano una routine perché i dati restano sempre visibili e collegati tra loro.

Le fatture aperte sempre visibili

Puoi filtrare le fatture per stato di pagamento e isolare in un attimo tutte quelle non ancora saldate, ordinandole per data di emissione per vedere subito i crediti più datati. Il totale del fatturato ancora da incassare è a portata di sguardo, senza ricostruzioni manuali.

I report per monitorare il credito

La reportistica dedicata al credito mostra l’elenco delle fatture non saldate, la posizione debitoria del singolo paziente — utile da consultare prima di un sollecito — e il riepilogo del credito complessivo verso i pazienti. I dati si possono leggere per periodo, sede o professionista, così vedi il credito per segmento dello studio.

Il sollecito via SMS dalla scheda del paziente

Dalla scheda del paziente puoi inviare un SMS di sollecito personalizzato a chi non ha saldato, senza uscire dal gestionale e senza copiare numeri altrove. È un invio manuale, deciso da te, e presuppone che il paziente abbia dato il consenso a ricevere comunicazioni via SMS.

Incasso, storno e nota di credito

Quando il paziente salda, registri il pagamento direttamente sulla fattura, con modalità e data. Per i crediti di piccolo importo che decidi di non recuperare puoi chiudere la posizione contabilmente: lo strumento esatto — storno interno o nota di credito — dipende dal caso concreto e va concordato con il commercialista, che ne verifica presupposti e adempimenti.

I crediti verso le convenzioni, tenuti a parte

I crediti verso gli enti convenzionati si seguono separatamente dai crediti verso i pazienti privati: le prestazioni erogate in convenzione, il totale atteso e i rimborsi già ricevuti restano distinti, così individui rapidamente le pratiche incomplete o gli enti con rimborsi in ritardo, senza confondere i due flussi di cassa.

Il pagamento anticipato alla prenotazione

Per ridurre i crediti alla fonte, il portale pazienti permette di raccogliere il pagamento online al momento della prenotazione: una potenziale fattura futura si trasforma in un incasso già registrato prima ancora che la visita avvenga.

Trasforma i crediti insoluti in liquidità recuperata

Monitorare i crediti non è un’attività straordinaria: è una routine che, con i dati sempre visibili, richiede pochi minuti alla settimana. Scopri come la lista delle fatture aperte, i report sul credito e le funzioni di incasso e storno lavorano insieme nel gestionale per studio medico di DBMedica e richiedi una demo gratuita: avrai in ogni momento una fotografia precisa della posizione debitoria del tuo studio.

Domande Frequenti

Ogni quanto conviene controllare le fatture non saldate?

Una volta alla settimana per gli studi con volumi importanti, almeno una volta al mese per gli altri. La regolarità conta più della frequenza: un controllo fisso trasforma il recupero in una routine e impedisce che i crediti più vecchi — i più difficili da riscuotere — si accumulino inosservati.

Conviene inseguire i crediti di piccolo importo?

Spesso no: il costo del recupero supera l’importo. La scelta migliore è fissare una soglia sotto la quale rinunciare al recupero e chiudere la posizione contabilmente (con lo strumento che il commercialista indica per il caso), invece di lasciarla aperta a falsare i conti. È una decisione da prendere una volta e applicare sempre allo stesso modo.

Come si riduce il numero di fatture che restano insolute?

Anticipando l’incasso: richiedere il pagamento al check-in o alla prenotazione online, almeno per le prime visite, elimina alla radice buona parte dei crediti. Dove non è possibile, un piano di pagamento con scadenze chiare è preferibile a un saldo lasciato in sospeso senza data.

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Professionisti esterni del poliambulatorio: spettanze, ritenuta d’acconto e Certificazione Unica senza errori

Quasi ogni poliambulatorio e ogni studio medico associato lavora con specialisti esterni che collaborano come liberi professionisti. La parte più delicata di quel rapporto non è clinica ma amministrativa: calcolare le spettanze di ciascuno, applicare la ritenuta d’acconto, gestire la rifatturazione e chiudere l’anno con la Certificazione Unica. È lo snodo dove un poliambulatorio perde più ore e rischia più errori, e dove un conteggio sbagliato non è solo una scocciatura: può diventare una sanzione, un contenzioso con il collaboratore o una segnalazione del Fisco.

Perché la gestione dei compensi ai professionisti esterni è così complessa

Quando la struttura fattura al paziente una prestazione erogata da un medico esterno, parte un flusso contabile a catena che coinvolge almeno tre soggetti: il paziente, la struttura e il professionista. A differenza del lavoro dipendente, dove busta paga e contributi seguono binari consolidati, la collaborazione con un libero professionista richiede calcoli personalizzati e adempimenti fiscali specifici. Ci sono tre piani che vanno tenuti insieme.

Il calcolo della ritenuta d’acconto

La struttura che paga un compenso a un professionista agisce come sostituto d’imposta: trattiene il 20% dell’imponibile a titolo di acconto IRPEF e lo versa all’Erario con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento. Sulla carta è semplice, nella pratica le variabili si moltiplicano:

  • Contributo cassa previdenziale: medici (ENPAM 2%), psicologi (ENPAP 4%) e altre categorie aggiungono la rivalsa in fattura. Il contributo integrativo concorre all’imponibile IVA ma non alla base di calcolo della ritenuta: una distinzione che genera errori manuali frequenti.
  • Causale 770: ogni compenso va classificato con il codice corretto ai fini della dichiarazione del sostituto d’imposta (modello 770). Codici errati significano incongruenze con l’Agenzia delle Entrate.
  • Percentuale imponibile variabile: nella maggior parte dei casi la ritenuta si calcola sul 100% del compenso, ma esistono categorie con base imponibile ridotta (per esempio al 50%).

Le spettanze e la ripartizione del fatturato

Ogni professionista può avere accordi diversi con il centro: una percentuale sul fatturato lordo, una percentuale al netto dei costi dei materiali (tipico in odontoiatria) o della sala, un importo fisso per prestazione, un compenso orario legato al tempo di permanenza. A fine mese la segreteria deve ricostruire il fatturato di ciascun medico, applicare la regola di ripartizione giusta e calcolare il netto spettante. Se un professionista opera su più sedi o su più specializzazioni con tariffe differenti, la complessità si moltiplica ancora.

La Certificazione Unica

Ogni anno la struttura deve trasmettere all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica (CU) per ciascun professionista a cui ha corrisposto compensi nell’anno precedente, e consegnarne copia al professionista stesso. La CU riporta l’ammontare lordo, la ritenuta operata, il contributo cassa e il netto pagato. Qualsiasi incongruenza tra le fatture del medico, i versamenti F24 e i dati della CU fa scattare segnalazioni automatiche di controllo.

Le conseguenze degli errori

  • Sanzioni fiscali: la ritenuta non versata o versata in ritardo genera sanzioni e interessi.
  • Contenziosi con i collaboratori: un resoconto mensile sbagliato mina la fiducia del professionista, che può contestare i conteggi o, peggio, decidere di trasferirsi altrove.
  • Ore di lavoro perse: ricostruire a posteriori i calcoli di un intero trimestre su fogli di calcolo può assorbire giorni interi dell’amministrazione.

Come organizzare la gestione della ritenuta e dei compensi

Per ridurre al minimo errori e tempi, una struttura sanitaria deve fondare il processo su quattro pilastri: accordi chiari, prestazioni collegate a chi le esegue, calcoli automatici e rendicontazione trasparente.

1. Definire accordi scritti e parametrizzati

Ogni collaborazione deve poggiare su un accordo chiaro che specifichi la modalità di calcolo del compenso (percentuale, importo fisso o compenso orario), i costi che si detraggono dalla base (sala, materiale, laboratorio, commissioni intermediario), la periodicità del saldo e il regime IVA e di ritenuta applicabile. Questi parametri vanno registrati in un sistema centralizzato, non affidati alla memoria o a fogli sparsi.

2. Collegare ogni prestazione al professionista che la eroga

Il legame tra la prestazione fatturata al paziente e il medico che l’ha eseguita è il presupposto di qualsiasi calcolo. Senza quel vincolo la segreteria deve incrociare a mano l’agenda (chi ha visitato il paziente?) con la fattura (che importo è stato addebitato?), moltiplicando le occasioni di errore. In una struttura efficiente il collegamento nasce già al momento della prenotazione.

3. Automatizzare il calcolo di ritenuta e spettanze

Il calcolo manuale è rischioso per definizione: basta un’aliquota scambiata, un costo dimenticato o una prestazione attribuita al medico sbagliato per falsare l’intero rendiconto. L’obiettivo è un sistema in cui le regole si impostano una volta sola e i calcoli girano da soli su ogni fattura emessa e su ogni report di periodo.

4. Generare una rendicontazione trasparente e tracciabile

A fine mese o trimestre il professionista deve ricevere un prospetto chiaro: prestazioni erogate, fatturato lordo, costi detratti, spettanza lorda, ritenuta operata e netto a pagare. Deve poterlo avere in pochi istanti e deve corrispondere esattamente ai dati fiscali che confluiranno nella CU di fine anno. La trasparenza della rendicontazione è la base della fiducia con i collaboratori.

Come DBMedica gestisce spettanze, ritenuta e rifatturazione

Implementare tutto questo con fogli di calcolo e passaggi manuali è possibile, ma fragile. DBMedica è un software gestionale medico in cloud per poliambulatori e studi associati, che collega agenda, prestazioni e fatturazione fino al calcolo delle spettanze e della ritenuta. Ecco cosa fa sui problemi qui sopra.

Accordi economici configurati una volta sola

Le regole economiche di ogni professionista si impostano nel suo listino: per ciascuna prestazione puoi indicare se il compenso è una percentuale del fatturato, un importo fisso o un costo orario, e quali costi si detraggono dalla base (sala, intermediario, materiale, laboratorio), ciascuno come importo fisso o come percentuale sul prezzo. Una volta configurate, quelle regole si applicano da sole a ogni prestazione erogata dal professionista, comprese le eccezioni (il 50% su una prima visita, un fisso di 30 € su un’infiltrazione).

Collegamento nativo prestazione-medico

Ogni appuntamento in agenda è associato al professionista che lo esegue e, quando la fattura nasce dall’appuntamento, il collegamento tra la voce fatturata e il medico responsabile resta. È il vincolo che garantisce spettanze calcolate su dati certi, non su ricostruzioni a posteriori: prezioso soprattutto nelle prestazioni multidisciplinari, dove attribuire la quota giusta a mano è facilissimo da sbagliare.

Ritenuta d’acconto calcolata nella rifatturazione

Quando la struttura procede alla rifatturazione medici — la fattura che il centro emette al professionista per la quota di competenza — la ritenuta d’acconto sull’imponibile è calcolata in automatico. I parametri fiscali del professionista (regime fiscale, aliquota, percentuale imponibile della ritenuta, causale 770, cassa previdenziale) sono già registrati, quindi il calcolo non richiede interventi manuali. La rifatturazione parte da un resoconto che aggrega le fatture emesse ai pazienti nel periodo e calcola la quota spettante a ciascun professionista in base al suo listino.

Report di liquidazione in tempo reale

Per ogni collaboratore e per il periodo scelto ottieni un prospetto con fatturato lordo delle prestazioni erogate, costi detratti, spettanza lorda, ritenuta e netto da liquidare. Chi preferisce rendicontare sull’effettivo erogato invece che sull’incassato può calcolare le spettanze sulle visite realmente effettuate in agenda: due modi di guardare lo stesso dato, entrambi pronti in pochi istanti.

Più sedi e tracciati per il commercialista

Nei poliambulatori con più sedi ogni sede è un’entità contabile indipendente: un professionista può operare su più sedi con listini e accordi diversi, e i report di spettanza riflettono questa complessità senza aggregazioni a mano. I dati di fatturazione, incluse le fatture di rifatturazione con ritenuta, si esportano nei principali tracciati contabili (Datev, TeamSystem, ESolver): il commercialista lavora su numeri già coerenti e la compilazione del modello 770 e della Certificazione Unica parte con meno rischio di errori.

Chiudi il mese senza rifare i conti a mano

Calcolare ritenute, spettanze e liquidazioni non deve essere un incubo amministrativo. Se il tuo centro vuole abbandonare i fogli Excel e ridurre il rischio di errori fiscali, guarda il gestionale per poliambulatorio di DBMedica e richiedi una demo gratuita: ti mostriamo come configurare i listini dei medici, automatizzare la rifatturazione con la ritenuta e generare i report di liquidazione in pochi minuti.

Domande Frequenti

Su quale base si calcola la ritenuta d'acconto a un professionista?

La struttura, come sostituto d’imposta, trattiene di norma il 20% dell’imponibile del compenso e lo versa con F24 entro il 16 del mese successivo al pagamento. In alcune categorie la base imponibile è ridotta, per esempio al 50%.

Il contributo cassa previdenziale entra nel calcolo della ritenuta?

No. Il contributo integrativo della cassa (per esempio ENPAM 2%, ENPAP 4%) concorre all’imponibile IVA ma non alla base su cui si calcola la ritenuta d’acconto. È una delle distinzioni che generano più errori nei conteggi a mano.

Quali dati servono per la Certificazione Unica dei collaboratori?

Per ogni professionista servono l’ammontare lordo corrisposto nell’anno, la ritenuta operata, il contributo cassa e il netto pagato, coerenti con le fatture emesse e con i versamenti F24. Il gestionale li ricava dai dati già registrati, così la CU combacia con il resto e si evitano le incongruenze che fanno scattare i controlli.

Che cos'è la rifatturazione al medico?

È il conguaglio della quota di competenza del professionista sul fatturato generato: si definiscono il compenso spettante e, secondo il suo regime fiscale, l’eventuale ritenuta d’acconto e la cassa previdenziale, fino al netto da liquidare. Chi emette la fattura, chi applica la ritenuta e quando avviene il pagamento seguono la procedura confermata dal commercialista.

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Come gestire le convenzioni con enti e assicurazioni nello studio medico

Le convenzioni con aziende, mutue sanitarie, assicurazioni e fondi di assistenza integrativa sono una fonte importante di pazienti per molti poliambulatori. Ma ogni convenzione ha tariffe proprie, modalità di autorizzazione diverse e tempi di rimborso variabili: senza una gestione strutturata, il rischio è erogare prestazioni a prezzi sbagliati, emettere fatture incomplete e non avere mai una visione chiara di quanto gli enti devono ancora rimborsare. In questa guida vediamo come tenere ordinate le convenzioni e trasformarle da complicazione in un flusso di fatturato prevedibile.

Perché gestire le convenzioni è più complesso di quanto sembra

In apparenza è semplice: il paziente porta un’autorizzazione, si eroga la prestazione, si emette la fattura con le tariffe concordate. Nella pratica quotidiana di uno studio con più convenzioni attive emergono però problemi ricorrenti.

Tariffe diverse per ogni ente. La stessa ecografia può avere una tariffa in convenzione con una mutua, un’altra con un’assicurazione privata, un’altra ancora a listino base. Se queste tariffe non sono configurate con precisione e applicate in automatico, l’errore è costante.

Codici di autorizzazione obbligatori. Molte convenzioni richiedono che la fattura riporti il codice di presa in carico comunicato dall’ente al momento dell’autorizzazione. Se manca, il rimborso viene sospeso o rifiutato.

Quota a carico dell’ente e quota a carico del paziente. Spesso la convenzione non copre il 100%: c’è una quota rimborsata dall’ente e una quota residua a carico del paziente. Gestire bene questa suddivisione in fattura serve sia alla chiarezza verso il paziente sia alla riconciliazione con il rimborso dell’ente.

Tempi di rimborso variabili. Gli enti pagano spesso a 30, 60 o 90 giorni. Senza monitoraggio, le fatture in attesa di rimborso si accumulano in silenzio e diventa impossibile sapere quanto si è ancora in credito.

Scadenze delle convenzioni. Ogni accordo ha una data di fine validità. Se non la si monitora, si rischia di applicare tariffe convenzionate su un accordo già scaduto.

Come organizzare la gestione delle convenzioni: 5 elementi

1. Registrare ogni convenzione con dati precisi

Ogni convenzione va registrata in modo formale: dati dell’ente (denominazione, codice fiscale o partita IVA, referente), date di inizio e fine validità, termini di pagamento concordati. Senza questa base, tutto ciò che segue — tariffe, riconciliazione dei rimborsi — parte su fondamenta instabili.

2. Configurare un listino dedicato per ogni convenzione

Le tariffe convenzionate non vanno applicate a mano fattura per fattura, ma configurate in un listino specifico dell’ente, così che si applichino da sole quando un appuntamento è associato a quella convenzione. Questo elimina gli errori di digitazione e garantisce coerenza tra tutti gli operatori.

3. Tracciare il codice di autorizzazione su ogni appuntamento

Quando l’ente rilascia un’autorizzazione, il codice va registrato sull’appuntamento prima della fatturazione, così da confluire nella fattura come codice di presa in carico e soddisfare il requisito formale della maggior parte delle convenzioni.

4. Separare quota ente e quota paziente in fattura

La fattura per una prestazione convenzionata deve indicare chiaramente l’importo totale autorizzato, la quota a carico dell’ente e la quota residua a carico del paziente. Non è solo un requisito formale di molti enti: è chiarezza dovuta al paziente, che altrimenti non capisce perché la fattura riporta un importo diverso da quello che ha pagato.

5. Monitorare i rimborsi attesi

Ogni mese andrebbe fatta una riconciliazione tra le fatture emesse in convenzione e i rimborsi effettivamente ricevuti. Le pratiche per cui il rimborso non è arrivato entro i termini vanno segnalate all’ente. Lasciare che i rimborsi arrivino quando arrivano, senza monitoraggio, significa scoprire mesi dopo che alcune pratiche non sono mai state liquidate.

Come DBMedica ti aiuta a gestire le convenzioni

DBMedica è un software gestionale medico in cloud per poliambulatori e centri medici che tiene su un unico sistema agenda, tariffe, fatturazione e monitoraggio del credito. Le convenzioni smettono di vivere su fogli di calcolo paralleli e restano collegate ad appuntamenti e fatture.

Gli enti registrati con le date della convenzione

Ogni convenzione si registra con tutti i dati che servono: denominazione, codice fiscale e partita IVA, sede, referente e recapiti e — soprattutto — data di inizio e di fine validità, con i termini di pagamento concordati che restano a portata di mano per il monitoraggio del credito.

I listini per convenzione, applicati in automatico

Per ogni ente puoi definire un listino con le tariffe concordate per ciascuna prestazione. Quando un appuntamento viene associato a quella convenzione, si applicano le tariffe del listino convenzionato invece di quelle del listino base, e la fattura ne riceve gli importi: non devi ricordare né cercare i prezzi, li propone il sistema.

Il codice di presa in carico sull’appuntamento

Prima della fatturazione, l’operatore inserisce sull’appuntamento il codice di presa in carico comunicato dall’ente, insieme all’importo autorizzato, alla quota a carico della convenzione e alla quota residua del paziente. Questi dati si ritrovano già compilati nella fattura, senza riscrittura e senza il rischio di dimenticarli.

La fattura con quota ente e quota paziente distinte

La fattura per una prestazione convenzionata riporta chiaramente la suddivisione tra quota convenzione e quota paziente, con il codice di presa in carico in evidenza. Una struttura che soddisfa i requisiti formali della maggior parte degli enti e riduce le richieste di integrazione documentale.

I crediti verso le convenzioni, tenuti a parte

Le prestazioni erogate in convenzione, il totale atteso e i rimborsi già ricevuti si leggono separatamente dai crediti verso i pazienti privati, così individui subito gli enti con pratiche in sospeso. Tenere distinti i due flussi di cassa — che hanno logiche e tempi completamente diversi — è la condizione per governarli entrambi.

Trasforma le convenzioni da complicazione in opportunità

Una convenzione ben gestita è un canale di acquisizione stabile e un fatturato prevedibile; mal gestita, è una fonte di errori, rimborsi mancati e dispute con gli enti. Scopri come gli enti registrati, i listini per convenzione, il codice di presa in carico e il monitoraggio dei rimborsi lavorano insieme nel gestionale per poliambulatorio di DBMedica e richiedi una demo gratuita.

Domande Frequenti

Perché un rimborso in convenzione viene rifiutato?

Nella maggior parte dei casi per un errore formale: manca il codice di presa in carico sulla fattura, la tariffa applicata non è quella concordata, oppure la quota a carico dell’ente e quella del paziente non sono separate correttamente. Registrare il codice di autorizzazione e applicare il listino dell’ente in automatico riduce quasi a zero questi rifiuti.

Come si tengono aggiornate le tariffe di ogni convenzione?

Con un listino dedicato per ciascun ente: le tariffe si aggiornano in un unico posto e si applicano da sole quando l’appuntamento è associato alla convenzione. Così tutti gli operatori usano gli stessi prezzi, senza doverli ricordare o cercare fattura per fattura.

Come faccio a sapere quanto mi devono ancora rimborsare gli enti?

Tenendo i crediti verso le convenzioni separati da quelli verso i pazienti privati e riconciliando ogni mese le fatture emesse con i rimborsi ricevuti. Con il totale atteso e i rimborsi già registrati sotto controllo, gli enti con pratiche in ritardo si individuano a colpo d’occhio.

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